Il ladro di fulmini

Copertina Il ladro di fulmini

 

Il ladro di fulmini è il primo libro della saga di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, formata da cinque volumi. Sono stati creati anche due adattamenti cinematografici per il primo e il secondo romanzo della saga.
A cosa è dovuta la fortuna di questa serie? Sicuramente Riordan riesce a dare vita ad un mondo innovativo e brillante inserendo all’interno della sua storia la mitologia (greca in questo caso), ma non è questo l’unico punto di forza del primo volume della saga.

Quanto segue non è una breve recensione, ma un’analisi tecnica del libro. Per rendere più chiari alcuni concetti farò riferimento a eventi specifici della storia. Vi prego quindi, se non avete ancora letto il libro e siete intenzionati a farlo, di fermarvi qui.

Trama

Speravo che la gita andasse bene.
O, meglio, speravo che per una volta non mi sarei cacciato nei guai.

Percy è un ragazzino di dodici anni, dislessico, iperattivo e con problemi di attenzione. Salta da una scuola all’altra a seguito di continue espulsioni. Durante una gita con la classe della Yancy Accademy, la sua professoressa di matematica si trasforma in un mostro e lo attacca. Solo grazie all’aiuto del suo insegnante di latino Percy ne esce incolume; peccato che nessuno ricordi l’esistenza della donna con cui ha appena combattuto. Non è il primo caso in cui il ragazzo si ritrova a fare i conti con qualcosa di strano, ma questa volta la questione è troppo grossa per dimenticare facilmente.
Da quel momento, la vita del giovane protagonista cambierà: prima scoprirà che il suo migliore amico è un satiro, poi sarà costretto a fuggire dal Minotauro e a scontrarsi con lui per poter raggiungere la Collina Mezzosangue, una sorta di campeggio estivo dove vivono protetti i figli degli dei. Così Percy verrà a conoscenza della sua vera natura e del suo destino: come figlio riconosciuto di Poseidone, dovrà mettersi alla ricerca della Folgore rubata a Zeus per evitare una guerra tra le tre divinità più potenti dell’Olimpo.

La trama de Il ladro di fulmini, è semplice: è un’avventura, un viaggio in cui il protagonista se stesso e il mondo del quale fa parte.
Siamo davanti al tipico VIAGGIO DELL’EROE: dopo un inizio relativamente tranquillo, abbiamo una rottura dell’equilibrio iniziale con la trasformazione della prof di matematica in un mostro della mitologia greca. Da quel momento il nostro protagonista sarà costretto a spostarsi verso la prima soglia, rappresentata dalla Collina Mezzosangue, e verso il suo guardiano, il Minotauro. Abbiamo quindi un passaggio dal mondo ordinario al mondo straordinario, nel quale il nostro eroe capisce di non essere come tutti gli altri e che deve cambiare, adattarsi alla sua nuova realtà di semidio.
Siamo così entrati nella seconda fase, la parte centrare della struttura narrativa, dove Percy dovrà superare una lunga serie di prove che testeranno il protagonista: dalla prima Caccia alla Bandiera, alla scoperta del rischio di una guerra tra Poseidone e Zeus, dall’inizio del vero viaggio alla ricerca della Folgore, fino alla lunga serie di scontri con vari mostri, per poi arrivare alla discesa nella caverna più profonda: l’arrivo negli Inferi. È qui che il nostro eroe capisce che le cose non sono esattamente come sembrano, ha un momento di illuminazione, l’apoteosi, quando si rende conto che non è Ade il vero antagonista e che per impedire la guerra deve abbandonare sua madre nelle mani del dio dell’oltretomba.

Inizia così la terza fase, con il nostro eroe che, ottenuta la Folgore, l’elisir, ora deve tornare verso casa, o in questo caso, verso l’Olimpo ma la strada del ritorno non è mai semplice: ci sono nuovi ostacoli che mettono alla prova l’eroe, ostacoli che gli permettano di dimostrare di essere cambiato: entra quindi in scena Ares, un aiutante del vero antagonista, che deve essere affrontato per poter proseguire il viaggio, per poter restituire l’Elmo dell’Oscurità ad Ade e la Folgore a Zeus.

Nella storia possiamo individuare due grandi conflitti che danno vita alla trama: il principale è la sparizione della Folgore di Zeus, il motivo per cui Percy inizia il suo viaggio fuori dalla sicurezza della Collina Mezzosangue, ma c’è anche quello della natura del nostro protagonista. Infatti, il conflitto personale del ragazzo comincia molto prima, nella sua ricerca di stabilità, prima nel mondo mortale e poi tra i suoi simili. Sfortunatamente lui è diverso persino dagli altri semidei, perché è il figlio di uno dei “Tre Pezzi Grossi”. Il conflitto che lui ha con gli altri, in realtà è un bisogno di cercare e accettare se stesso, un bisogno di capire chi è davvero.
Dal punto di vista dei conflitti, la trama è solida e ben studiata, con un plot twist finale non del tutto inaspettato ma coerente e ben inserito che rende la storia meno scontata e introduce il vero antagonista della saga.

Personaggi

Un’ombra passò dietro il vetro illuminato della porta dell’ufficio di Brunner, l’ombra di qualcosa molto più alto del mio insegnante in sedia a rotelle…

I personaggi di questa storia sono piacevoli ma non molto caratterizzati: sebbene risultino spesso simpatici e si riesca a creare una certa empatia con loro, i loro caratteri non sono approfonditi, tanto da sembrare piatti in alcune parti della narrazione.
La presenza di un trio di amici/eroi, con il protagonista coraggioso, la ragazza sapientona e l’amico del cuore come spalla comica potrebbe ricordare un po’ Harry Potter, anche se lo stile di scrittura di Riordan e l’ironia che l’autore riesce ad inserire nella storia, creano un contrasto molto netto rispetto alla tristezza di fondo presente nella saga del maghetto.

Percy, o Perseus, è il nostro eroe, figlio di Poseidone e di una mortale, Sally Jackson. È un ragazzino che non solo non sembra avere nulla di speciale, ma anzi viene definito “problematico”.
Tutto inizia con il suo desiderio di stabilità, il suo bisogno di una vita normale, che non può avere perché le sue peculiarità lo mettono sempre nei guai. Questo è ciò che dà movimento alla storia, almeno inizialmente: il protagonista nella prima parte della narrazione viene sballottato dagli eventi senza avere il controllo della situazione. Diventa un personaggio attivo, solo dopo aver raggiunto la Collina Mezzosangue e aver superato la prima soglia. Dal momento dell’inizio del suo viaggio, Percy subirà un cambiamento, una crescita dall’uomo normale, verso il superuomo, verso l’eroe, anche se la strada per raggiungere quel traguardo sarà lunga.
Quello che ho apprezzato di questo protagonista è la logica della motivazione che lo spinge ad accettare di proseguire il suo viaggio: l’iniziale desiderio di avere una vita normale si trasforma nel bisogno di ritrovare e liberare sua madre dagli Inferi, un desiderio profondo e perfettamente logico all’interno della trama della storia. Con il maturare del personaggio, anche la sua motivazione cambia, diventando prima il desiderio di rendere anche orgoglioso il padre e solo alla fine quello di evitare una guerra.

Annabeth viene fatta passare come la “sapientona” del gruppo. È figlia di Atena e di un professore mortale, desidera diventare un architetto ed è il personaggio che ho apprezzato meno, nonostante abbia la storia più interessante, perché si intreccia al destino di altri personaggi della saga. Il padre infatti, non l’ha mai accettata, vedendola prima come una seccatura e poi come un pericolo per la nuova famiglia che si è costruito. All’età di sette anni, Annabeth scappa di casa per raggiungere la Collina Mezzosangue. Ovviamente è troppo piccola per riuscirci da sola, ma riesce a trovare un aiuto in Luke, uno dei figli di Ermes, Talia, una mezzosangue figlia di Zeus, e Grover la aiutano a raggiungere il Campo. Sfortunatamente, poco prima che raggiungano la salvezza, vengono attaccati e per salvare gli altri Talia decide di sacrificarsi.
Tra tutti i personaggi della storia è quello che cresce meno all’interno della narrazione, forse per via della sua storia passata o probabilmente perché già dall’inizio sembra avere le idee più chiare (lei decide di scappare di casa, lei decide di seguire e aiutare Percy nonostante Atena e Poseidone non siano divinità alleate). Questo fa di lei un personaggio attivo, ma che viene relegato al semplice ruolo di alleato del protagonista, una sostenitrice dell’eroe, quasi una sua cassa di risonanza che però non riesce a spiccare come avrebbe potuto.

Grover è un giovane satiro con il desiderio di diventare Cercatore e partire alla ricerca del dio Pan. Per poter realizzare il suo sogno, prima di incontrare Percy, aveva avuto il compito di dimostrare il proprio coraggio e la propria preparazione portando alla Collina Mezzosangue Talia, la figlia di Zeus che però è rimasta uccisa dalle Furie. La sua seconda possibilità è stata quella di proteggere Percy e di portarlo al Campo, ma visto che è tato il ragazzo a soccorrerlo e trascinarlo alla Collina, gli altri satiri hanno ritenuto che avesse fallito anche questa missione. Gli viene quindi data un’ultima possibilità: deve seguire Percy nella ricerca della Folgore e, se riusciranno a tornare entrambi a casa sani e salvi, allora avrà superato la prova e otterrà il permesso di partire per la sua riceca.
Grover è la spalla comica della storia, ma nonostante questo è il personaggio che più ho apprezzato: la sua maturazione è più visibile rispetto a quella degli altri membri del gruppo, soprattutto a livello caratteriale. Infatti, mentre quella di Percy risalta perché cambia la motivazione che lo spinge ad agire (ma il ragazzo in fondo rimane la stessa persona, forse un po’ più sicura di sé, che era prima del viaggio) Grover matura come persona e da satiro spaventato diventa a sua volta un eroe pronto per la sua impresa personale. Da un certo punto di vista, potremmo già definirlo in parte un eroe, con una missione da portare a termine (riportare Percy alla Collina sano e salvo) e una forte motivazione (il desiderio di diventare Cercatore, oltre all’amicizia per i suoi compagni di viaggio) che lo spinge ad andare avanti, esattamente come Percy.

Chirone è un centauro, incaricato dell’istruzione dei Mezzosangue. Compare all’inizio del libro come insegnante di latino del protagonista, ed è subito chiara la sua funzione di mentore. Non è un personaggio molto caratterizzato ed è un peccato perché rischia di rimanere una macchietta sullo sfondo, creato unicamente per il suo ruolo utile all’interno della narrazione.
Nella seconda fase della struttura della nostra narrazione l’eroe, Percy, sarà costretto a separarsi dal mentore per poter compiere il suo viaggio e concludere la sua crescita.

Luke è uno dei figli di Ermes, il personaggio più complesso all’interno della storia. È uno pseudoalleato, un personaggio che sembra stare dalla parte del protagonista, quando invece è un aiutante dell’antagonista: all’inizio della storia lo incontriamo come capogruppo della casa undici, come amico di Percy e come suo aiutante quando gli dona le scarpe alate. Solo quando i tre personaggi principali arriveranno negli Inferi si scoprirà che, in realtà, le scarpe sono maledette e dovremo aspettare addirittura la fine della storia per capire che è stato proprio lui a rubare la Folgore a Zeus e l’Elmo dell’Oscurità ad Ade.
Luke è un personaggio con un forte odio per gli dei e per gli uomini. Tale sentimento lo spinge ad allearsi con Crono per raggiungere il suo scopo: la loro distruzione. La sua motivazione è interessante, anche se ancora non si comprende quanto sia forte l’influenza di Crono sul giovane e quanto invece siano sue convinzioni personali. L’autore riesce a creare un personaggio più sfaccettato degli altri, dosando bene i dettagli per rendere verosimile il colpo di scena finale.

Crono è il vero antagonista della narrazione, una creatura che sembra traspirare solo odio e crudeltà. È il padre degli dei, fatto a pezzi e rinchiuso nel Tartaro dopo lo scontro tra le divinità dell’Olimpo e i Titani; il suo unico obiettivo è quello di lasciare la sua prigione.
È un personaggio che rimane nascosto, niente più che una voce nei sogni di Percy, eppure è lui la causa degli avvenimenti che mettono in moto la narrazione. Non viene quasi sviluppato, ma è più che normale visto che stiamo parlando solo del primo libro della saga.

Ambientazione

…l’America adesso è il cuore della fiamma. È la grande potenza d’Occidente.
Perciò gli dei dell’Olimpo sono qui. E noi siamo qui.

La storia si svolge a New York, ai nostri giorni, in un mondo dove i mostri della mitologia classica e i semidei convivono fianco a fianco alla tecnologia e ai comuni mortali. Ovviamente gli esseri umani non credono più nelle divinità elleniche e la loro mancanza di fede, insieme alla Foschia, una magia non ben definita che sembra riuscire a modificare i ricordi dei mortali, permettono loro di rimanere completamente all’oscuro dell’esistenza di un mondo ricco di magia.

Ho trovato molto interessante l’idea di inserire le divinità classiche in un mondo moderno, così come il fatto di spiegare alcuni momenti della storia umana, ad esempio le guerre mondiali, come battaglie combattute da Mezzosangue figli delle principali divinità dell’Olimpo: sono idee che lasciano spazio a molte possibilità di sviluppo che però non credo verranno sfruttate a causa del target di riferimento della serie.

Siamo davanti ad un fantasy contemporaneo per ragazzi con un’ambientazione non del tutto nuova e non del tutto originale (mi viene da pensare ad esempio a La figlia di Medusa di Priscilla Galloway) ma che è costruito in maniera più completa rispetto a gran parte dei libri per ragazzi che mi è capitato di leggere ultimamente.

Conclusioni

Poi successe qualcosa. Avvertii una stretta in fondo allo stomaco.
Sentii l’impianto che brontolava, i tubi che vibravano.

Il ladro di fulmini è decisamente un buon libro, una lettura leggera ma godibile per gli adulti, e perfetta per i ragazzi. Al contrario di molte altre storie scritte per i lettori più giovani, questa è ben strutturata e logica, anche se semplice. L’ironia dell’autore aiuta a rendere la narrazione leggera anche se, di contro, va a smorzare alcuni momenti che dovrebbero essere epici o drammatici.

Ho apprezzato inoltre alcune tematiche più “mature” che sono comparse nella storia, come la violenza domestica, anche se sono state relegate a poche parole, probabilmente per non appesantire una narrazione che doveva avere un tono frizzante e allegro. Da una parte mi è dispiaciuto, perché forse l’inserimento di argomenti meno leggeri e di dialoghi più profondi avrebbe potuto dare uno spessore maggiore a una storia già molto piacevole, ma non per questo mi sento di sconsigliare la lettura. Anzi, le premesse fatte dall’autore nell’incipit del romanzo sono state rispettate, qua e là sono presenti dei dialoghi molto interessanti che danno ottimi spunti di riflessione e alcuni combattimenti sono ben descritti e avvincenti. Sono convinta che questo sia un ottimo libro per avvicinare i ragazzi alla lettura.

Forse, la cosa più difficile per un adulto che si avvicina a questo volume, è credere che dei bambini di dodici anni, aiutati da un satiro molto giovane, possano riuscire nell’impresa di fermare una guerra tra divinità, sopravvivendo ai mostri che sono alla continua ricerca dei Mezzosangue.
Il fatto è che qui non parliamo di persone comuni, parliamo di eroi, di semidei. La decisione geniale dell’autore è stata quella di scegliere di far intraprendere questa avventura a dei ragazzi (e non alle figure mitologiche delle storie classiche) in modo da renderli più fallibili, più vicini e più simili a noi perché meno perfetti. La scelta di utilizzare dei bambini per narrare questa storia, non definisce solo il target del libro, ma permette anche a noi “persone comuni” di avvicinarci ai tre protagonisti.

L’unica cosa che non ho apprezzato molto è come è stato strutturato il viaggio verso gli Inferi. Gli eventi che lo compongono risultano, a mio parere, troppo slegati tra di loro come lo scontro con Medusa, che sembra essere stato inserito solo per fedeltà al mito originale di Perseo, o con Procuste, che sembra essere servito unicamente per far trovare ai ragazzi l’indirizzo degli Inferi. In realtà sono comunque piacevoli da leggere a danno piuttosto bene la sensazione del viaggio che i tre eroi stanno intraprendendo, scandendo il ritmo veloce della narrazione ma, probabilmente a causa della mia età e delle letture che ho alle spalle, avrei preferito qualcosa di un po’ più organico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *