Il mio Salone del Libro 2018

Salone_Libro_2018_Torino

Dopo la maratona di questi cinque giorni, vorrei spendere qualche parola sul Salone Internazionale del Libro di Torino, visto che quest’anno sono riuscita ad ottenere il Pass Stampa e a frequentare la fiera ogni giorno.

Iniziamo! La fila fuori è lunghissima 😨

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Qualche Numero 

Questa edizione 2018 del Salone del Libro di Torino, ha richiamato circa 150mila visitatori (con tanto di chiusura dei tornelli il sabato perché è stata raggiunta la massima capienza), più di 500 editori e 510 ospiti provenienti da 36 paesi diversi. Tutto questo in quasi 14mila metri quadrati. 

Sottotono il giovedì e il venerdì, le giornate dove ho trovato, ovviamente, più studenti. Anche il lunedì molto tranquillo, quasi una benedizione per chi, come me, desiderava fare un ultimo giro senza la calca da “la domenica pomeriggio all’Ikea”. 

Gli eventi: luci e ombre

Gli incontri sono stati numerosissimi, con ben 25 percorsi tematici. Impossibile seguire tutti quelli che mi interessavano, ma in realtà ho avuto qualche problema anche a partecipare a quelli di cui avevo parlato nel post di Preparazione al Salone. 

Quello che più mi ha lasciato perplessa, sono stati gli spazi dedicati agli incontri: in molti casi li ho trovati veramente troppo piccoli per poter permettere a tutti gli interessati di partecipare. Il sabato e la domenica poi, si sono formate lunghe file che si sommavano a quelle per gli autografi. Più di una volta ho visto persone abbandonare le speranze di entrare nelle sale (è capitato anche a me!) nonostante si fossero presentate con quasi mezz’ora di anticipo sull’inizio dell’incontro.  

Il problema del Padiglione 4 

Durante tutta l’edizione 2018 si è molto parlato dei 30 espositori che rischiavano di essere lasciati fuori dal salone per un “problema di overbooking“. I responsabili si sono mossi per cercare di dare spazio a tutti, ma la soluzione trovata ha lasciato molto a desiderare: un tendone seminascosto, posizionato oltre il padiglione 3.
Nonostante la presenza del Caffè Letterario nella tensostruttura, gli espositori hanno lamentato fin da subito la poca affluenza. Le informazioni per raggiungere il padiglione erano poche e chi lo trovava non sempre notava la presenza di stand oltre al Caffè.
Quello che non ho per niente apprezzato, inoltre, è stato il fatto di bollare questi 30 editori come “ritardatari”. Niente di più falso! Sembra, infatti, che siano state le grandi case editrici a prendere più spazio, togliendone di fatto agli editori più piccoli che comunque non hanno avuto nessuno sconto sul costo, non indifferente, degli stand. 

Questa situazione, tuttavia, mi ha anche mostrato momenti di altruismo per niente scontati. La casa editrice torinese Autori Riuniti, si è fatta portavoce di un piccolo movimento per dare visibilità agli “sfortunati della tensostruttura”: insieme ad altre case editrici del secondo padiglione, hanno ospitato presso i propri stand alcuni dei libri di questi 30 espositori, in modo da indirizzare i visitatori interessati verso il Padiglione 4. 

Le lunghe code

Tantissime le lamentele riguardo alla sicurezza, soprattutto per le lunghe code. Personalmente ritengo che sia un argomento da non sottovalutare e che valga la pena di fare un po’ di coda, ma non si può negare che l’organizzazione non sia stata delle migliori: sarebbe stato auspicabile almeno avvisare i visitatori di non portare con loro borracce, vetro o spray. Almeno si sarebbero evitati e banchetti pieni di deodoranti all’uscita. 

#SalTo2018

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3 parole per il “mio” Salone 

Nonostante quelli che ho elencato come problemi, per me i lati positivi di questo Salone sono stati molti. 

  • Acquisti 

Memore di quello che è successo a Tempo di Libri, mi sono concentrata sulle case editrici più piccole che rimangono sempre quelle meno considerata in queste fiere. Gran parte del pubblico rimane fedele alle CE più famose, rischiando di perdere piccoli angoli dove la qualità viene messa al primo posto in ogni singolo volume.
Anche i grandi spazi che queste case editrici occupano fanno sempre sembrare queste fiere delle immense librerie, non tanto diverse dalle catene che si trovano in ogni grande città. 

Complici anche alcuni progetti che ho in cantiere, molti dei miei acquisti sono libri di autori italiani che trattano il fantasy da punti di vista diversi e con varie sfumature. Per variare, poi, ho cercato qualcosa di nuovo, qualche autore che non fosse europeo o americano e ho trovato un romanzo fantascientifico di un’autrice africana che non vedo l’ora di iniziare. 

  • Incontri 

Grazie a molti gruppi di Facebook che ho cominciato a frequentare ho conosciuto tantissimi autori, editor e bookblogger. Grazie al Salone ho avuto la possibilità di incontrarli di persona e di scambiare quattro chiacchiere a volte anche molto interessanti e approfondite. In più ho avuto modo di conoscere le persone che lavorano nel mondo dell’editoria, che rimangono nascoste dietro le quinte ma senza le quali sarebbe impossibile proporre dei testi di qualità. 

 Rimane ancora un argomento sul quale voglio spendere qualche parola. È un argomento che mi sta molto a cuore, sul quale c’è fin troppo da dire e al quale dedicherò un intero post. 

  • EAP 

Sto parlando delle case editrici a pagamento. La EAP, e chi conosce almeno un po’ il mondo dell’editoria lo sa, è il male. Piuttosto, se siete degli scrittori, lanciatevi sul self-pubblishing. 

Senza andare troppo nello specifico, mi preme sottolineare la loro presenza in una manifestazione che dovrebbe mostrare il meglio dell’editoria, qualcosa che non ho per nulla apprezzato. Vedere che i loro stand avevano posto nei padiglioni più grandi e affollati mentre quelli di editori seri, anche se piccoli, sono stati relegati in uno spazio creato all’ultimo minuto, non mi è piaciuto. 

Qual è stata la vostra esperienza per questo Salone Internazionale del Libro?

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