La trilogia della Prima Legge

collage copertine

La trilogia della Prima Legge è scritta da Joe Abercrombie ed è formata da Il richiamo delle spade, Non prima che siano impiccati e L’ultima ragione dei re. Il primo volume uscito in Inghilterra nel 2006 è stato pubblicato in Italia nel 2013 dalla ormai fallita casa editrice Gargoyle.

Con quest’opera ci troviamo di fronte a un perfetto esempio di grimdark fantasy, un mondo duro e disincantato, dove non esistono eroi in armatura che sconfiggono il male ma solo un’ambientazione realistica, cruda e sanguinosa.


mappa mondo circolare

Ambientazione

Chissà quale povero sciocco stano interrogando là dentro…
Di che crimine è colpevole, o innocente?

La particolarità di Abercrombie è quella di aver ambientato tutti i suoi libri all’interno di un unico universo narrativo, il cosiddetto Mondo Circolare. Mentre negli altri volumi, successivi a questa trilogia, verranno mostrati scorci diversi dell’ambientazione creata dall’autore, in questa prima opera Abercrombie narra poco di una realtà che ricorda molto il nostro passato, divisa in “stati” per lo più misteriosi e poco approfonditi come Gurkhul, che ricorda l’impero ottomano, e l’inospitale e generico Nord.

Il territorio centrale all’interno della storia è Angland, l’Unione, e soprattutto la sua capitale Adua che ricorda l’Europa medievale, ma tutto il resto del mondo rimane molto fumoso, descritto in maniera approssimativa. Dovendo considerare solo questi tre volumi si ha  la sensazione che l’intero worldbuilding sia stato appena accennato, nonostante i personaggi durante tutto il corso del secondo romanzo, viaggino a lungo.

Questo particolare è rafforzato dalla magia presente in questo mondo: non ci sono indicazioni chiare su come funzioni e su quali siano i limiti di chi la usa, non si capisce su cosa si basi. L’unica certezza che il lettore ha sono le due regole che sono state imposte ai maghi:

  1. Non toccare l’Aldilà
  2. Non mangiare la carne degli uomini.

Anche di queste leggi, tuttavia, non si colgono tutti i risvolti ma si vedono alcuni effetti della loro mancata osservanza, almeno proseguendo nella narrazione.

copertina il riciamo delle spade

Trama

Si dovrebbe essere grati per le piccole cose della vita, come avere un posto in cui riposare le proprie membra menomate.

Nel Mondo Circolare serpeggia aria di guerra: non solo gli uomini del Nord sembrano intenzionati a conquistare i territori dell’Unione sotto il comando del loro autoproclamato re, Bethod; anche da sud, da Gurkhul, sembra che si stia cominciando a muovere qualcosa di terribile.

La storia comincia mostrandoci Logen Novedita, un famigerato guerriero del Nord meglio conosciuto come Logen Il Sanguinario, separato dal suo gruppo di Nominati dopo l’ennesima battaglia. L’uomo riesce per miracolo a sfuggire ad alcuni mostri umanoidi chiamati Testapiatta ma si rende presto conto che nessuno altro dei suoi compagni può essere sopravvissuto a quel feroce attacco.
Con più nemici che amici negli inospitali territori del Nord, Logen comincia a viaggiare senza una meta precisa, finché un giovane apprendista mago non lo troverà, trasmettendogli la richiesta di raggiungere Bayaz, suo maestro.
Comincerà così un lungo viaggio fino ai confini del mondo conosciuto per fermare una piaga ancora più pericolosa e sanguinaria dei Testapiatta.

La trama dell’intera saga, di per sé, è molto semplice e poco originale, a parte qualche piccolo colpo di scena, ma nonostante tutto la storia è coerente e scorre in maniera piacevole: l’autore ha la capacità di tenere alta l’attenzione del lettore alternando diversi punti di vista e riesce ad equilibrare le scene d’azione con quelle più “tranquille” e descrittive senza il minimo sforzo.

Anche il fatto che le descrizioni dei combattimenti siano sempre poco confusionarie e ben costruite contribuisce a far amare lo stile duro dell’autore, che ben si sposa alla storia e al mondo di cui racconta.

copertina non prima che siano impiccati

Personaggi

Eccolo. Quel momento orribile, stupendo, infinito che passa tra quando ti fai male e quando cominci a sentire dolore.

Logen Novedita è un Barbaro, come lo definirebbero i cittadini dell’Unione, un uomo del Nord con una certa avversione per la civiltà ma che ha un profondo bisogno di qualcuno con cui dividere la propria esistenza. Per questo prima si circonda di un manipolo di guerrieri che risparmia durante gli scontri e, successivamente, accetta di seguire Bayaz.
Ha alle spalle un passato sanguinoso, che gli ha permesso di ottenere il suo soprannome e durante il quale ha trucidato uomini, donne e bambini, eppure prova un profondo rimorso per quella che è la sua vita.
La particolarità del personaggio è il suo segreto, qualcosa del quale non sembra rendersi completamente conto ma che gli permette di sopravvivere continuamente, scontro dopo scontro, lasciando intorno a se una montagna di cadaveri.
È forse il personaggio che evolve meno all’interno della narrazione, probabilmente perché già dall’inizio mostra molte sfaccettature.

Sand dan Glokta è un ex colonello, veterano della guerra tra l’Unione e l’Impero Gurkhul. Durante gli scontri è stato catturato e torturato per anni, diventando uno storpio cinico e menomato. Proprio a causa di ciò che ha subito, è stato costretto a diventare a sua volta Inquisitore e torturatore dell’Unione.
Glokta è il personaggio più interessante di tutta la saga: non ha pietà verso le sue vittime, né scrupoli a incastrare gli innocenti, tuttavia i suoi pensieri carichi di cinismo e le sue riflessioni sono brillanti e arguti. Più di una volta, nonostante tutto quello che è e che fa, ci si ritrova a simpatizzare per lui, a sorridere al suo humor nero e a condividere il suo punto di vista.
Oltre a questo, il personaggio evolve durante i tre libri, acquisendo (o ritrovando) delle qualità che lo rendono uno dei personaggi migliori che abbia mai incontrato in una storia.

Jezal dan Luthar è un capitano dell’esercito dell’Unione. È un piccolo nobile senza nessun pregio, a parte la bellezza. Vanitoso e viziato, cerca di farsi strada nella nobiltà con il mino sforzo per poter evitare in tutti i modi di faticare.
Il suo incontro con Bayaz e Logen stravolge la sua vita, portandolo a evolvere e regredire durante le varie fasi della narrazione, fino a una conclusione dolceamara.

Ferro Maljinn è uno degli unici due personaggi femminili dell’intera storia. Nata nell’impero Gurkuhl, ha origini molto particolari che la rendono una vera e propria arma.
È una donna dura e senza pietà, segnata da una storia di sofferenza e tortura che le impediscono di fidarsi del prossimo e di trovare un po’ di pace.
Come per Jazel, è un personaggio la cui evoluzione è molto lenta e, alla fine della trilogia, sembrerà regredire anche se non in maniera completa.

Oltre a loro ci sono una miriade di personaggi che partecipano in maniera attiva alla vicenda, spesso con un punto di vista diverso. Ognuno di loro ha una caratterizzazione profonda e coinvolgente, una voce personale, estremamente viva.
La cosa particolare è che nessuno di loro agisce spinto da un bene superiore, ma risponde solo ai propri bisogni e desideri.

Non ho mai trovato in nessun altro autore la capacità di scandagliare così profondamente la psiche umana tanto da rendere i personaggi così reali, dei veri anti-eroi complessi, egoisti e indimenticabili.

Sono proprio i protagonisti, e chi gira intorno a loro, a calamitare l’attenzione del lettore, a mantenerlo attaccato alle pagine: la trama e il mondo non sono abbastanza forti o originali da invogliare la lettura per 1600 pagine, ma i personaggi sì e lo fanno con estrema prepotenza.

copertina l'ultima ragione dei re

Conclusioni

Quel baluginio nei suoi occhi era senso di colpa, non rimprovero.
Ciascun uomo è perseguitato dai propri errori

Riuscire a dare un giudizio dell’intera trilogia è molto difficile.
Sicuramente è una lettura che ho apprezzato ma anche un’opera che ha diverse pecche, ad esempio la trama estremamente semplice e l’ambientazione spesso accennata, come detto in precedenza.

Un altro problema è il modo in cui la storia è stata suddivisa: ho trovato una delle due sottotrame presenti nel secondo volume eccessivamente dilatata. Probabilmente l’autore desiderava concludere insieme entrambe le storie secondarie, ma una è risultata molto più ricca dell’altra e questo ha portato ad allungare troppo quella meno complessa.
A questo proposito avrei un altro appunto da fare, ma eviterò per rischiare spoiler. In breve, dopo 800 lunghe pagine, mi sarei aspettata una conclusione migliore, che desse al lettore la giusta soddisfazione dopo tanta attesa.

Infine, devo dire di non aver apprezzato del tutto la conclusione generale della trilogia. Abituata come sono ai libri di Sanderson che chiudono qualunque tipo di parentesi, questa saga mi è sembrata tranciata di netto, come delle cronache storiche che si occupano di un avvenimento molto preciso. Rimangono senza risposta tantissime domande e, visto che devo considerare questi tre libri e non l’intera produzione di Abercombie, non ho apprezzato questo particolare.
Naturalmente non tutti saranno d’accordo con me, questa è una mia preferenza soggettiva. Spero che nei volume scritti successivamente dall’autore le parti lasciate in sospeso trovino una conclusione vera e propria.

Un’altra questione da considerare è la difficile reperibilità in italiano dei tre libri di questa trilogia. È un vero peccato se si considera che gli altri, per quanto siano opere autoconclusive e con storie completamente diverse, hanno dei richiami ai personaggi e alle vicende di questi volumi.

Nonostante tutto consiglierei la trilogia della Prima Legge? Sì, assolutamente: i personaggi da soli riescono a sopperire a qualunque altra mancanza.
Già dalle prime pagine ho amato la loro profonda imperfezione e le sfaccettature delle loro personalità, sfumature che si ritrovano nel mondo che li circonda, dove non esiste bianco o nero, bene o male ma solo un’infinita serie di grigi, esattamente come nella vita reale.

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