L’uomo di Neve

Cover L'uomo di neve

 

L’uomo di neve è il settimo volume scritto da Jo NesbØ sul commissario Harry Hole. Proprio su questo libro è basato l’omonimo film, da pochi giorni nelle sale italiane, dove il poliziotto norvegese viene interpretato da Michael Fassbender. Forse proprio grazie a questo Einaudi ha deciso di ristampare il volume (inizialmente edito da Piemme nel 2010), anche se negli anni precedenti si era già occupata di pubblicare e ristampare gli altri libri del commissario.
Pare, infatti, che la serie di Harry Hole abbia una storia abbastanza travagliata: il primo volume pubblicato in Italia è stato Il pettirosso, edito da Piemme nel 2006. La casa editrice del gruppo Mondadori, ha continuato la pubblicazione dei quattro volumi successivi, fino al 2011 quando è stata Einaudi a dare alle stampe Il leopardo. Successivamente, la casa editrice torinese ha ristampato tutti i volumi della serie.

Il volume presenta una storia autoconclusiva, godibilissima senza aver letto i precedenti volumi. Dopo essermi documentata sulle altre opere dell’autore, mi sono però resa conto che la storia conteneva alcuni rimandi a casi precedenti del protagonista. Consiglio quindi di leggere i libri in ordine, in modo da avere un quadro più chiaro non solo della storia di Harry Hole ma anche del suo carattere e dei personaggi che gli ruotano intorno.

Trama

Doveva cominciare a cercare dove c’era luce.
Era una regola di lavoro banale ma importante.

Sembra che in Norvegia non esistano serial killer. In compenso ci sono molte sparizioni. Solitamente la gente viene ritrovata, viva o morta, nel giro di qualche giorno. Eppure il numero di donne con figli scomparse ad Oslo è insolitamente alto. All’inizio nessuno sembra farci caso, neanche quando il commissario Harry Hole riceve una strana lettera anonima che parla dell’Uomo di Neve.
Quando una donna, durante la prima nevicata dell’anno, scompare senza lasciare traccia e nel giardino della sua abitazione viene ritrovato un pupazzo di neve che guarda verso la casa, il commissario Hole non riesce a non ripensare a quella lettera, ma sembra l’unico convinto che non si tratti di una semplice sparizione.
In seguito alla sparizione di una seconda donna e al ritrovamento della sua testa sul corpo di neve di un pupazzo, in mezzo al bosco, anche i “pezzi grossi” della polizia decidono di prendere in considerazione la possibilità di un killer seriale. La storia, però, non sembra essere circoscritta solo ad Oslo e sembra avere origine molto prima di quanto la polizia immagini.

La narrazione inizia lentamente, seguendo il commissario Hole tra le investigazioni e la sua vita privata. Passato e presente si avvicendano per mostrare le origini di tutto. Piano piano il ritmo aumenta in un crescendo di tensione che sembra più volte arrivare al culmine per poi scendere nuovamente prima di un’ulteriore impennata. La struttura della storia è pensata per tenere viva l’attenzione del lettore, per fare in modo che ci siano sempre nuove domande o nuovi dubbi che invogliano a proseguire la lettura.

Personaggi

Harry vagava apparentemente senza meta ne volontà per le strade.
Solo quando si ritrovò davanti al
Leon capì di esserci voluto andare dall’inizio.

Harry Hole è il protagonista della vicenda, commissario della sezione Anticrimine della centrale di polizia di Oslo. È un classico, forse troppo, investigatore del genere, con un passato da alcolista. È un personaggio combattuto, arrabbiato, che non riesce a staccarsi dal lavoro, la sua ossessione, nonostante lo stia lentamente divorando: prima portandogli via l’amore della sua vita, poi tutte le sue forze.
Hole è un personaggio che sopravvive, ma sembra stanco, a volte sembra pronto persino ad accettare la morte, ma qualcosa lo fa sempre reagire.
Anche il suo carattere, tanto duro sul lavoro quanto tenero quando si tratta della sua ex-fidanzata, Rakel, e suo figlio, sembra sottolineare il suo continuo barcamenarsi tra le contraddizioni.

Katrine Bratt è la nuova recluta della squadra Anticrimine, il personaggio che più ho apprezzato nel romanzo. È una donna disposta a tutto per raggiungere il suo obiettivo, tiene testa ai colleghi, non si fa compiacere da qualche complimento, ma soprattutto è un personaggio molto umano perché nasconde tanto dolore, tanta rabbia e tanta fragilità sotto una maschera di controllo.

Forse perché si tratta del settimo volume di una serie, tutti gli altri personaggi non sono molto ben delineati a parte l’antagonista.
Rakel, la ex-fidanzata del protagonista, rimane un personaggio grigio per tutto il romanzo e persino al culmine della tensione le sue reazioni sembrano quasi quelle di una macchietta. Il figlio della donna, Oleg, sembra acquisire un po’ di spessore solo nella parte conclusiva della storia, ma rimane relegato a poche righe d’azione che cadono nel vuoto.
Lo stesso vale per il resto dei membri del commissariato, sagome sullo sfondo che sembrano acquisire qualche barlume di vita solo in brevi tratti della narrazione.

Conclusioni

In quel momento la luna fece capolino da dietro una nuvola. La fila di denti neri divenne visibile. E gli occhi.

L’uomo di neve è un thriller da leggere tutto d’un fiato. È una storia che scava nelle vite delle persone comuni e porta a galla i segreti inconfessabili, quelli ancora non accettati dalla società e dalla gente per bene.
Quello che più ho apprezzato è stato il movente dell’assassino, ben costruito e soprattutto logico. Anche lo stile dell’autore fluido, semplice ha reso la lettura scorrevole, nonostante alcune descrizioni un po’ ripetitive dell’ambiente e qualche situazione poco utile al proseguimento della trama come alcuni dialoghi con Rakel.

Quello che invece non ho apprezzato è il modo in cui l’autore, in alcuni momenti salienti della narrazione, metta in primo piano dei dettagli nascondendone altri, per sviare forzatamente il lettore e protrarre la tensione, svelando la verità solo successivamente, magari nel capitolo successivo. È un accorgimento comune nella letteratura del genere per creare suspance, ma abusarne rischia di provocare l’effetto contrario, facendo capire al lettore che si tratta di uno stratagemma letterario.

Altri due punti della storia non mi hanno convinto del tutto: per prima cosa l’evoluzione del personaggio di Katerine Bratt, chiusa in maniera troppo frettolosa dopo un buono sviluppo durato gran parte del romanzo; e infine la scelta dell’antagonista, dato che con un piccolo sforzo non è così difficile intuire di chi si tratti… Alla fine non sono molti i personaggi che si muovono intorno al commissario Hole.

Nel complesso, comunque, L’uomo di neve è un romanzo molto piacevole, non troppo impegnativo, ma che riesce a sollevare qualche riflessione interessante e tiene il lettore incollato alle pagine grazie ad un ottimo stile e un buon ritmo. Sicuramente leggerò altri libri dell’autore e recupererò quelli della serie di Harry Hole.

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