SEGNALAZIONE – Il Kyls’Ahr

copertina il kyls'ahr

Titolo: Il Kyls’Ahr – Il Figlio dei Cieli

Autore: Marco Volpe

Editore: Laura Capone Editore

Genere: High Fantasy

Formato: cartaceo

ISBN: 978-88-97226-67-3

Anno di pubblicazione: 2018

Pagine: 619 p., ill. , Brossura

Prezzo: €20,00

Booktrailer:

Trama:

A un anno dalla scomparsa del suo compagno, la giovane Nathee, originaria di Glace, assiste a un fenomeno misterioso e affascinante: luminosi e potenti raggi lunari, sui Monti della Luna Crescente, innalzano un maestoso muro d’acqua all’interno del quale giace, incredibilmente, un neonato sorvegliato da una creatura alata. La donna, spaventata ma coraggiosa, accoglie il piccolo e lo porta via con sé, modificando le trame che il destino aveva scritto. Il bambino, con un tatuaggio di luce sul viso in grado di sprigionare una forte carica dalle incalcolabili potenzialità, ha un compito importante: da lui, il Figlio dei Cieli, dipende il futuro di numerose stirpi, mentre, tra magie e sortilegi di popoli leggendari, l’Oscurità cerca, con ogni mezzo, di impedirgli di compiere il suo luminoso destino.

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Estratto dal Capitolo 1: Il Raggio di Luna

“C’è qualcosa laggiù…”. Sbigottita, la giovane mosse un paio di passi verso il centro del cratere, profondo qualche metro. A quel punto distinse, all’interno del raggio, i contorni di una piccola costruzione piramidale che si apriva in un ovale. Mentre nella sua mente si affollavano pensieri e dubbi, la luce diminuì sensibilmente. Lo sguardo di Nathee fu rapito, allora, da un’altra sagoma sfocata che non sembrava trovarsi all’interno del bagliore, ma subito fuori, dalla parte opposta a dove lei si trovava.

Era una figura alta e robusta, molto vicina a quella bassa piramide. Sebbene i suoi contorni non fossero molto definiti, Nathee lo vide alzare la testa in concomitanza di un rumore che, sbadatamente, fece nell’avvicinarsi: ora, fu certa, quella figura si era accorta della sua presenza. Senza sapersene spiegare il motivo, tuttavia, non provò timore alcuno: solo era alquanto stupita che lì, in quello stesso momento, vi fosse un’altra persona.

“Tutto bene?”, chiese con un filo di voce.

Nathee aspettò una risposta che non arrivò. Riprovò, questa volta a voce più alta: “State bene?”.

Il silenzio tombale, interrotto solo dal gentile rumore scrosciante delle acque, continuava a regnare indisturbato all’interno del lago ormai prosciugato. Nathee discese ancora e i contorni della figura si fecero più distinti, quel tanto da capire che indossava una veste che, schiava dell’energia sprigionata dal raggio di luce, si muoveva leggiadra come i suoi capelli. Si avvicinò ancora, facendo attenzione a non scivolare sulle rocce umide. Mentre scendeva verso il centro del lago, provò di nuovo a parlare alla figura.

“Mi chiamo Nathee. Voi chi siete?”. La creatura indietreggiò di un passo, poi un altro ancora. “Aspettate. Vorrei solo…”.

La giovane non fece in tempo a finire la frase che, dalle spalle della creatura, emerse improvvisamente un paio di maestose ali piumate: ne sentì chiaramente il rumore dello spostamento d’aria che generarono, gentili e potenti nella loro magnificenza. Con un loro battito, la creatura alata si portò al centro del raggio sopra la piccola piramide, dove rimase sospesa nell’aria. La ragazza ne seguì ogni movimento, la bocca leggermente aperta per lo stupore. Non riusciva a parlare, totalmente rapita da quella figura celeste nella quale, per un’inspiegabile ragione, ritrovava pace e conforto. I contorni scuri della figura rimasero lì a fissarla, come in attesa che la fanciulla raggiungesse il flusso luminoso.

Come se Nathee lo avesse capito, si avvicinò ancora quando ecco che una soave voce, pronunciando parole in una lingua sconosciuta, la raggiunse. Tra le parole che colse, pur estranee alla lingua imperiale, la giovane comprese distintamente il suo nome.

“Come…come fai a conoscermi?”, domandò incuriosita, sconvolta: ma la figura, ancora una volta, rimase in completo silenzio. Sempre più emozionata dall’infittirsi del mistero che aleggiava attorno alla notte incantata che stava vivendo, intuì poi il richiamo di quella costruzione che tanto l’aveva colpita appena superato il muro d’acqua: la pietra che la componeva era simile al diamante, ma era cosparsa di luccicanti venature dorate. La sua forma piramidale si apriva in un grande calice ovale simile a una giara, ampio e poco profondo.

E allora lo vide: avvolto in una coperta bianca, candida come una stella alpina, dormiva un neonato il cui viso innocente era illuminato da un raggio di luce più intensa, che si chiudeva in un disegno attorno al piccolo occhio destro. Un tatuaggio di luce formato da due mezzelune disposte a formare una “S” stilizzata: quella più in alto gli circondava l’occhio, mentre la seconda, proseguendo dal termine della prima, svoltava sinuosamente in senso opposto, sfiorandogli il naso e percorrendogli la guancia.

Nathee si avvicinò alla costruzione, guardando commossa quel miracolo dormiente. Alzò gli occhi per vedere la creatura. Intuì che anche la figura la stava osservando ma, accecata dal bagliore del raggio luminoso, non riuscì a scorgere i tratti del suo viso nemmeno da così vicino. Dopo un breve momento d’intesa tra i due, la creatura celeste alzò il volto alla Luna e batté le ali, solcando il cielo stellato. Il bagliore del flusso e il suo alone luminoso persero lentamente la loro intensità, andandosi a stringere nel fascio di luce che scaturiva e moriva nel tatuaggio sul volto del neonato. La donna, con innata cura, strinse i fianchi del piccolo e lo portò a sé, avvertendo ma non curandosi del tocco di aria molto più che gelida che si levò dalla piramide. Nell’issare il bambino, il suo sonno fu interrotto e, simultaneamente, il raggio di luce scomparve nell’atmosfera, lasciandosi alle spalle un miraggio lucente simile a una rada foschia. Il viso del bimbo si distese in uno sbadiglio, mentre il tatuaggio luminoso scemava gradualmente senza lasciare alcuna traccia su quel suo volto a dir poco meraviglioso.

E quando anche l’ultima particella di luce scomparve, le acque interruppero il loro vorticare e vacillarono quando un leggero tremito scosse il Picco dei Cieli.

Mentre tutto ciò accadeva, a centinaia di chilometri a Sud dei Monti della Luna Crescente un’altra imponente dorsale montuosa si stagliava sulle terre circostanti, segnando il confine naturale e invalicabile delle terre degli Uomini. Nel sottosuolo di quelle montagne si diramavano i cunicoli di Uhria, l’antico Regno dei Nani Azzurri e delle loro tradizioni: ma ancor più in profondità, dove nemmeno la luce era mai giunta in alcuna sua forma, una creatura aprì i suoi gelidi occhi. E nelle tenebre più fitte, si sa, il primo brillare della luce non può che essere bieco per dominarle: un’aura violacea scaturì da flebili saette, illuminando lunghi capelli color del platino. Un corpo fanciullesco si erse da un sonno che pareva millenario e, a omaggiare il suo risveglio, dieci bianche figure si inchinarono al suo cospetto.

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